Torna la fiducia e la voglia di spendere in Italia, mentre cala il numero delle famiglie in difficoltà: è questo il quadro del Paese disegnato dal Rapporto sul benessere equo e sostenibile in Italia dell'Istat, benché rimangano ancora forti le disuguaglianze tra le fasce di popolazione. A migliorare, secondo l'istituto di statistica, non c'è solo l'economia ma molti aspetti del benessere "diffuso": la partecipazione culturale, la vita media, l'investimento in ricerca e sviluppo, la qualità dell'ambiente e la percezione della sicurezza. Il 27% degli italiani poi guarda al futuro con ottimismo e il 18% pensa che le cose andranno peggio (erano il 23,35).

«Dopo la grande tempesta del 2013 e le criticità presente dal 2008», spiega Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell'Istat, «il 2014 è un anno di transizione. Si ferma la caduta e ci sono addirittura segnali di miglioramento. Le reti sociali, che hanno rappresentato un importante riferimento nella crisi, migliorano. Però tra Nord e Sud c’è una situazione speculare, in particolare rispetto a lavoro e sicurezza: il Sud si colloca ai livelli più bassi e con una dinamica peggiore per il lavoro, e la forbice è aumentata in questi anni, sia per la qualità che per la quantità del lavoro. E poi si accentua anche il problema della sicurezza. Sebbene il Paese non si sia ancora affrancato dalla crisi, nel 2014 cresce l'ottimismo verso il futuro, soprattutto da parte dei giovani, nonostante siano il segmento più colpito dalla recessione».

POCHI SORRISI PER I POVERI. A fronte di un aumento della spesa per i consumi dello 0,7%, si assiste anche a un leggero aumento del reddito disponibile. Questo porta in realtà un ampliamento delle disuguaglianze: la ricchezza del 20% della popolazione più ricca è 5,8 volte il reddito del 20% con gli stipendi più bassi raggiunge il 5,8. si torna a risparmiare e si limitano le "azioni di contenimento della spesa". Le persone con gravi difficoltà economiche non beneficiano però di questi miglioramenti: il 15% della popolazione maggiore di 16 anni (il 20,6% della popolazione del Mezzogiorno) non può permettersi di sostituire gli abiti consumati, un quinto non può svolgere attività di svago fuori casa per ragioni economiche, un terzo non può permettersi di sostituire mobili danneggiati.

AMBIENTE E RIFIUTI. La spesa per ricerca e sviluppo guadagna il 2,3% in termini nominali e l'1,1% in termini reali arrivando all'1,31% del pil, ma il target dell'1,5% resta lontano. La crisi dell'edilizia ha ridimensionato la pressione sul territorio e sul paesaggio ma, ricorda Sabbadini, «un italiano su 5 lamenta il degrado e del luogo di vita». Inoltre rimangono problemi annosi, come quello della forte dispersione di acqua potabile dalle reti di distribuzione e dello smaltimento in discarica di oltre un terzo dei rifiuti solidi urbani, con forti differenze ancora una volta tra il Nord (19%) e il Sud (49,4%, ma per la prima voltasi scende sotto il 50%).