Mario Draghi © GettyImages

Il presidente della Bce, Mario Draghi

Resta fermo il costo del denaro nell'area euro. Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha infatti deciso di mantenere all’1% il tasso di rifermento (invariato anche il tasso marginale all'1,75% e quello sui depositi allo 0,25%), una decisione attesa dal mercato che ha fatto segnare rialzi dell’1,5% anche a Piazza Affari. La Bce ha inoltre ridotto le stime trimestrali sulla crescita dell'Eurozona; le nuove previsioni parlano ora di una crescita compresa tra -0,5% e +0,3% (a dicembre si stimava una forchetta tra -0,4% e +1%). Per il 2013 la crescita prevista - in precedenza fra +0,3 e +2,3% - è ora fra 0% e +2,2%%. Rialzo, invece, per l’inflazione; le nuove stime 2012 parlano di un rialzo compreso tra il 2,1 e il 2,7% (a dicembre 2011 era tra l’1,5% e 2,5%) e quella 2013 fra 0,9 e 2,3% (contro 0,8-2,2%).
Secondo il presidente Mario Draghi le misure straordinarie della Banca centrale europea (prestiti superiori ai mille miliardi per le banche europee), assieme al consolidamento fiscale hanno portato a un “miglioramento significativo” e il maxi-prestito triennale alle banche “darà ulteriore sostegno alla stabilizzazione dei mercati finanziari”. La ripresa sarà “graduale, molto graduale, se non lenta”, ha sottolineato Draghi aggiungendo che la Bce non ha previsto un “piano B (contro la crisi), che significherebbe una sconfitta, e noi non vogliamo essere sconfitti”.
Intanto i provvedimenti della Bce, ma anche i segnali positivi arrivati da Standard & Poor’s hanno favorito una discesa dello spread Btp-Bund, già in atto da diverse settimane: il differenziale tra i nostri buoni del tesoro poliennali e quelli tedeschi si è mantenuto intorno ai 300 punti base col tasso sul decennale al 4,80%.