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Evitare un’altra ‘tragedia Greca’. Dire che la crisi in Irlanda faccia paura all’Europa forse è un’esagerazione, ma sicuramente la crisi che sta coinvolgendo il settore bancario irlandese preoccupa Bruxelles. Da questo pomeriggio, infatti, sono iniziati i colloqui tra Commissione europea, Banca centrale europea (Bce) e Fondo monetario internazionale (Fmi) per trovare una soluzione alla crisi del settore bancario irlandese. Il commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn ha sottolineato, prima di iniziare la riunione coi ministri delle Finanze dell'Eurogruppo, che il problema “più urgente” è proprio l’Irlanda. Per Rehn bisogna evitare “allarmismi” e a mostrare “freddezza e determinazione” nell’affrontare il problema che, secondo il commissario europeo, non avrà un effetto contagio sui mercati degli altri Paesi. “L'Irlanda - ha spiegato - è un caso molto diverso. Non è una questione di sopravvivenza dell'euro, è un problema che riguarda il settore bancario irlandese”.
L’Europa si prepara quindi ad attivare il Fondo salva-Stati anche se, come sottolineato dal ministro delle Finanze belga, Didier Reynders (presidente di turno dell'Ue) prima di sbloccare un eventuale aiuto europeo, è necessaria una “richiesta” dello Stato interessato. Richiesta che potrebbe anche arrivare nelle prossime ore, visto che in serata è attesa una dichiarazione del premier Brian Cowen al Parlamento irlandese che verterà sulla situazione economica del Paese.
Nel caso di una richiesta formale di Dublino, verrebbe attivato per la prima volta il Fondo, che fa parte di un maxi-piano da 750 miliardi di euro varato dai leader della Ue nel maggio scorso, per creare una rete di sicurezza per i Paesi euro in difficoltà. Attivo da mesi e con sede a Lussemburgo, l’European financial stabilty facility (Efsf), il cosiddetto Fondo di salvataggio dei Paesi della zona euro è già operativo con una ‘dote’ di 440 miliardi di euro. Ha carattere temporaneo e scade nel 2013 (ma l’Ue già studia un meccanismo anticrisi permanente). Come funziona: il Fondo emette bond per raccogliere sul mercato denaro da prestare ai Paesi in emergenza, per un ammontare complessivo fino a 440 miliardi di euro. A garantire sulle emissioni sono gli stessi Paesi dell'eurozona, ognuno in base alla sua partecipazione nel capitale della Bce.