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Roma, palazzo Koch, sede storica della Banca d’Italia dal 1893

È sempre più probabile che il nuovo volto della Banca d’Italia sarà scelto per alzata di mano. Senza un accordo tra presidente del Consiglio – che, come auspicato dall’attuale governatore Mario Draghi – spinge per la soluzione interna Fabrizio Saccomanni, (ovvero l’attuale direttore generale di Bankitalia), mentre dal ministero dell’Economia si spinge ancora per la nomina del direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli. Il tempo stringe: fra meno di un mese infatti l’attuale governatore Draghi lascerà la guida di palazzo Koch per assumere il ruolo della Bce. Se nelle prossime ore non si troverà un accordo tra i vertici dell’esecutivo (vedi premier Berlusconi e ministro Tremonti) è probabile che si proceda per ‘alzata di mano’: in un Consiglio dei ministri ad hoc verrà messa ai voti una rosa di nomi che, ovviamente, comprenderà anche il favorito Fabrizio Saccomanni.
Oltre all’uomo di Bankitalia e del Tesoro, la rosa dei nomi dovrebbe comprendere anche quella Lorenzo Bini Smaghi. La strada alternativa alla decisione collegiale sarebbe quella di una decisione a tre, concordata fra Berlusconi, Bossi e Tremonti. In questo caso potrebbe essere anche un altro candidato a mettere d'accordo le parti: l'attuale vice direttore generale Ignazio Visco, apprezzato anche da Via Nazionale che punta a una nomina che rispetti i principi dell'autonomia e dell'indipendenza della Banca d'Italia. Spetta al governo, scegliere l’erede di Draghi, ma l’esecutivo non potrà non considerare il ruolo del Consiglio Superiore di Bankitalia che, prima della proposta del premier al Capo dello Stato, dovrà dare un suo parere sulla nomina. Un parere che pesa e che non può essere derubricato ad una pura formalità.