Jim Yong Kim, presidente della Banca Mondiale © Alex Wong/Getty Images

Jim Yong Kim, presidente della Banca Mondiale © Alex Wong/Getty Images

Le opportunità di business non mancano, ma le imprese italiane non sembrano essere in grado di coglierle fino in fondo. A dirlo sono i numeri della Banca Mondiale, secondo cui il nostro Paese nel 2017 ha ottenuto un modesto 25esimo posto per bandi di gara vinti. Nel 2016 avevamo fatto decisamente meglio, conquistando la 16esima posizione. Nel complesso, abbiamo siglato 38 accordi, per un valore di circa 72 milioni: lo 0,65% del totale. Eppure, come dicevamo, le occasioni ci sono: mediamente l’istituzione internazionale finanzia circa 6 mila contratti all’anno, per un valore totale pari a circa 20 miliardi di dollari. Le aziende, dunque, hanno diverse possibilità per candidarsi a progetti relativi a lavori civili, fornitura di beni e servizi di consulenza.

Le imprese italiane possono fare di più

«C’è molto spazio per fare di più. Dobbiamo tornare a guardare con attenzione alle opportunità che la Banca mondiale offre» ha confermato Giorgio Marrapodi, direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo della Farnesina. In realtà, le imprese italiane dovrebbero imparare a cogliere le opportunità di tutte le grandi istituzioni, incluse quelle offerte dall’Onu e dai fondi europei. Basti pensare che gli ultimi dati a disposizione, relativi al 2016, rivelano che su 17 miliardi di dollari di acquisti di beni e servizi delle Nazioni Unite, l’Italia si è aggiudicata solo 338 milioni (pari all'1,91% del totale).