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Ogni 60 secondi in Italia vengono inflitte 24 multe per infrazione al Codice della strada, praticamente 1427 ogni ora, applicate da un vigile che in media compila verbali per 43 mila euro l’anno*. Che dire, se si commette un’infrazione è giusto pagare, ma quando il maggior numero di contravvenzioni viene comminato nella seconda parte dell’anno, si inizia a pensare che queste sanzioni servano più al bilancio del Comune che all’educazione del cittadino. Confesercenti le ha soprannominate ‘multe salva bilanci’, imposte mascherate da contravvenzioni che fruttano alle amministrazioni comunali più delle addizionali Irpef. Ma le multe non sono le uniche ‘tasse in maschera’ che presentiamo oggi: ci sono anche quelle sui consumi presunti che pesano nelle bollette di gas e luce dei cittadini dai quali aziende come Enel e Italgas possono incamerare fino a 1,2 miliardi a bimestre. Praticamente un anticipo a costo zero per l’azienda…

CAPITOLO 5 – LE TASSE BUROCRATICHE

CAPITOLO 6 – TASSE IN MASCHERA
1. Anticipi in bolletta. Le fatturazioni delle bollette avvengono quasi sempre per "consumi presunti" in genere più alti di quelli reali. Si stimano prudenzialmente in una trentina di euro l'eccedenza a bolletta per ognuno dei 40 milioni di utenti, Enel, Italgas ed aziende municipalizzate possono incamerare 1,2 miliardi di euro a bimestre di consumi anticipati a costo zero per le aziende. Il sistema farraginoso delle correzioni mediante call center fantasma rende poi quasi impossibile la correzione delle fatture secondo i consumi reali previsti dal contatore di gas e luce, obbligando i cittadini ad anticipare consistenti somme di denaro, pena il rischio di distacco della fornitura, vero e proprio cash flow a costo zero per le casse delle aziende.
2. Multe salva bilanci. Secondo una recente indagine, alle amministrazioni comunali le sanzioni comminate in base al Codice della strada fruttano più delle addizionali Irpef. Nel 2008 sono state staccate 12,6 milioni di contravvenzioni, il che equivale a dire 1427 all'ora (ben 24 al minuto). Divieto di sosta, sorpasso vietato e semafori ignorati sono costati, in media, 76 euro a ogni italiano; mentre ogni vigile, sempre mediamente, ha compilato verbali per 43mila euro. Le contravvenzioni risultano una voce irrinunciabile per garantire l'equilibrio economico del Comune. Il meccanismo ormai consolidato si traduce in una maggiore spietatezza delle pattuglie delle forze dell'ordine quando necessario. E infatti, analizzando il flusso degli introiti per le multe nelle casse comunali, si scopre che, almeno per quanto riguarda le amministrazioni più grandi, il maggior numero di contravvenzioni viene comminato nella seconda parte dell'anno (quando l'obiettivo di bilancio da raggiungere diventa più evidente e pressante).
3. La gabella sul televisore. Il cosiddetto “canone Rai” oggi non è più un canone ma un'imposta sulla detenzione di apparecchi atti od adattabili alla ricezione di radioaudizioni, indipendente dalla reale fruizione o dalla volontà di fruire del servizio. Le entrate dello Stato derivanti da questa imposta sono devolute direttamente alla Rai. Il governo ne ha preannunciato il prossimo trasferimento nella bolletta elettrica, in quanto l'erogazione di energia elettrica presuppone l'uso di un teleschermo. Ma una tassa, richiesta ogni anno, superiore al valore commerciale del televisore che tende a zero, appare scarsamente giustificabile.
4. La tassa sui giornalisti. C'è una tassa di concessione governativa che colpisce praticanti, praticanti già pubblicisti, direttori responsabili di pubblicazioni tecniche, di professionisti già pubblicisti.

CAPITOLO 7 - IMPOSTE SPIETATE

* Dati Confesercenti sul 2008