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C'è una voce in crescita nei dati negativi nella nostra economia. Ed è purtroppo quella dei fallimenti delle aziende: nel secondo trimestre 2014 sono stati 4.241 quelli dichiarati, +14,3% rispetto a un anno fa.

Così, secondi i dati Cerved, i default dei primi sei mesi dell'anno hanno toccato il record assoluto di 8.120, il dato più alto mai registrato dal 2001 e in aumento del 10,5%.

L’incremento più sostenuto si osserva tra le società di capitale che superano quota seimila. Minore invece l'effetto della crisi sulle società di persone (+5,9%).

Si "salva" solo il Nord-Est, dove il dato è in ascesa del 5,5%, mentre nel resto della penisola gli incrementi sono ovunque a doppia cifra: +14% nel Sud e Isole, +10,7% nel Nord-Ovest e +10,4% al Centro.

Le ultime modifiche legislative hanno praticamente bloccato le domande di concordato in bianco (-52%) e rallentano i concordati comprensivi di piano (-12,3%). In riduzione anche le liquidazioni che, con un netto -10,3, invertono la tendenza dopo un lungo periodo di incremento.

«Stiamo vivendo», dice Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved, «una fase molto delicata per il sistema delle Pmi italiane: la nuova recessione sta spingendo fuori dal mercato anche imprese che avevano superato con successo la prima fase della crisi e che stanno pagando il conto sia al credit crunch sia a una domanda da troppo tempo stagnante».

Per quanto riguarda i singoli settori, la maglia nera spetta ai servizi (+15,7%). Non c'è respiro nemmeno per le costruzioni: i fallimenti di imprese edili hanno registrato +8,2% nei primi sei mesi del 2014 dopo il +12,3% del 2014. Per le imprese manifatturiere l'incremento è più contenuto (4,5%) dopo il pesante +10,5% del primo semestre 2013.