Nel 2016 gli investimenti per ricerca e sviluppo saliti a 23,2 miliardi

Finalmente una buona notizia dal mondo della ricerca italiano. Dopo anni di tagli, nel 2016, imprese, istituzioni pubbliche, istituzioni private non profit e università hanno aumentato la spesa destinata alla ricerca e allo sviluppo, portandola complessivamente a 23,2 miliardi, il 4,6% in più rispetto al 2015. A dirlo i dati dell’Istat, secondo cui a beneficiare dell’incremento maggiore sono state le attività di sviluppo sperimentale, che hanno registrato un +15,6% rispetto all’anno precedente. In controtendenza, invece, la ricerca di base e quella applicata che hanno avuto un lieve calo, complessivamente dello 0,2%. In crescita anche i dipendenti impiegati nel settore della ricerca e dello sviluppo (di R&S): per quanto riguarda le unità, nel 2016 si è raggiunta quota 435.283, il 11,7% in più dal 2015, mentre in termini di unità equivalenti a tempo pieno (Etp) si è passati a 290.039,5, per un +11,9%.

Anche il 2017 anno positivo positivo per ricerca e sviluppo

Il mondo della ricerca e dello sviluppo, però, non ha ricevuto lo stesso sostegno da tutti gli attori coinvolti. Se il contributo delle imprese era in forte crescita (del 9,3%), quello di università e istituzioni private era in calo.
L’Istat spiega anche che l’incidenza percentuale della spesa per ricerca e sviluppo sul Pil è stata pari all’1,38%: in lieve aumento rispetto all’anno precedente (nel 2015 era l’1,34%).
I dati preliminari riferiti al 2017 sembrano confermare questo trend positivo. La spesa per R&S, infatti, è data al +1,8% rispetto al 2016, sia nelle imprese sia nelle istituzioni pubbliche (non sono ancora disponibili i dati sulle università). Nello stesso periodo, appaiono invece in lieve diminuzione gli stanziamenti di amministrazioni centrali, regioni e province autonome: i fondi passano da 8,7 miliardi di euro del 2016 (previsioni di spesa assestate) a circa 8,6 miliardi di euro del 2017 (previsioni iniziali).