Nonostante tutto, aumentano gli stipendi. Alla faccia delle previsioni di S&P che danno la ripresa italiana sotto l'1% nel 2017 e nel 2018, soprattutto a causa dell'incertezza politica. Nonostante i governi, i referendum, le scissioni e il solito teatrino, il 2016 è stato un anno in positivo per le retribuzioni a fronte di una delle crescite più basse d'Europa. Il merito, chiariamolo subito, è delle piccole e medie imprese.

Lo racconta il JP Salary Outlook di Job Pricing, che racconta come siano stati operai e impiegati a beneficiare maggiormente degli aumenti invece che quadri o dirigenti. Anzi, questi ultimi hanno addirittura perso il 2,1%, contro il +2,8% degli operai. Sono infatti le retribuzioni delle pmi a spingere il trend: +2,5% per i lavoratori di quelle con meno di 10 dipendenti e solo +0,9% invece per quelli delle grandi aziende.

Guardando ai singoli settori, tolti i soliti noti (servizi e It), nel 2016 le notizie migliori sono arrivate per l'alimentare (+5,9%), tessile (5,5%), gdo (5%), chimica (4,7%) e persino nell'edilizia (+3,7%). Si denota sullo sfondo, quindi, la ripresa della manifattura dopo gli anni durissimi della crisi. Ciò si riflette nelle regioni più arricchitesi, che sono quelle più industriali: Piemonte, Veneto e Abruzzo. Sono state migliaia le aziende chiuse in questi anni, ma quelle che sono sopravvissute potrebbero rivelarsi più forti dopo questi anni (+242 mila occupati). Non tutta la crisi, forse, viene per nuocere.