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Un prelievo di solidarietà, ma che non piacerà. Lo sta studiando il governo sulle pensioni “d’oro e d’argento” calcolate con il metodo retributivo.

L’importo, che servirebbe ad aiutare esodati e cassintegrati, potrebbe arrivare a un miliardo l’anno andando a incidere proprio sulla differenza tra l’assegno attualmente percepito e l’importo teorico al quale si avrebbe diritto col il metodo contributivo introdotto dalla riforma Dini nel 1996.

I tecnici del ministero dell’Economia lavorano su due opzioni: un’asticella minima di 50-60 mila euro lordi o una più alta da 3.500 euro netti al mese.

Non verrà dunque modificata ulteriormente la legge Fornero, ma si proseguirà sulla strada del contributo di solidarietà finora bocciato dalla Corte Costituzionale durante i governi Berlusconi e Monti.

Il provvedimento sulle pensioni farà parte della prossima revisione della legge di Stabilità – approvazione fissata entro il 20 ottobre – anche se non mancano le voci critiche all’interno del governo: dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti, al sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti (Scelta civica). Critiche anche dalle associazioni dei dirigenti d’azienda e dai sindacati, i cui affiliati pensionati sono per la maggior parte beneficiari del vecchio sistema retributivo.

Le risorse saranno utilizzate soprattutto per sostenere il reddito dei lavoratori più anziani che a pochi anni dalla pensione dovessero perdere il posto: si chiuderebbe così il problemi dei nuovi esodati: per loro ci saranno due anni di indennità di disoccupazione e un’indennità da 750 euro al mese fino alla maturazione dell’assegno di vecchiaia, da restituire poi a rate (5-6% della somma mensile) come una sorta di prestito. Con 500-600 milioni all’anno e un contributo delle aziende (12-15 euro a lavoratore), si risolverebbe un problema che minaccia 40 mila persone ogni anno.

Nella legge di Stabilità finirà anche un tetto alle pensioni con il metodo contributivo: oggi infatti le categorie senza limite di età (professori universitari, magistrati ecc.) arrivano a percepire un assegno superiore all’ultima retribuzione.

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