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Art Bonus, perché funziona

Art Bonus, perché funziona Torna a Art Bonus: (grandi) mecenati cercansi
Giovedì, 21 Aprile 2016

 

Intervista a Ettore Pietrabissa, direttore generale di Arcus, società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacol o

Ettore Pietrabissa, direttore generale di Arcus, società che oggi cura la campagna di comunicazione sull’Art Bonus per conto del ministero dei Beni e delle attività culturali, risponde alle critiche di chi giudica troppo complicato il meccanismo degli incentivi fiscali a favore dei mecenati italiani.

I risultati raggiunti finora sono soddisfacenti?
Direi di sì, se consideriamo che le donazioni legate all’Art Bonus hanno imboccato un trend di forte crescita dall’ultima parte del 2015, passando dai 34 milioni di euro di ottobre agli oltre 62 milioni di gennaio. Ovviamente, c’è da augurarsi che le cose vadano ancor meglio in futuro.

A chi va il merito dei risultati raggiunti?
Una spinta importante è arrivata dall’efficace campagna di comunicazione e dal confronto che abbiamo avuto con importanti organismi di categoria, come Confindustria o l’associazione dei commercialisti. Il contributo più significativo, però, credo che stia arrivando dalla collaborazione con l’Anci.

Per quale motivo?
Perché nessuno, meglio dei sindaci e degli amministratori locali che hanno un legame profondo con il territorio, è in grado di individuare i soggetti che in Italia possono compiere opere di mecenatismo.

C’è chi considera il meccanismo un po’ troppo macchinoso e burocratico...
Non sono affatto d’accordo. Le agevolazioni introdotte in Italia ricalcano quasi interamente, seppur con qualche adattamento, quelle che sono già state introdotte con successo in Francia e che, ogni anno, generano donazioni a favore dell’arte e della cultura per diverse centinaia di milioni di euro.

In fin dei conti, insomma, non è stato inventato nulla di nuovo...
Esatto, è stato applicato un modello già sperimentato con successo all’estero.

Qualcuno avrebbe voluto degli incentivi alle donazioni un po’ diversi, più semplici e simili al sistema dell’8 per mille o del 5 per mille Irpef.
Si rischia di fare confusione perché stiamo parlando di due cose molto differenti. Con il sistema del 5 per mille, i cittadini scelgono di destinare una parte delle imposte dovute a un’associazione non profit che può avere anche finalità culturali. È il caso, per esempio, di una realtà importante come il Fai. Ben diverso, invece, è il sistema dell’Art Bonus, dove una donazione fatta da un cittadino o da un’impresa a favore di un ente o di una iniziativa culturale viene premiata a posteriori con un’agevolazione fiscale.

Nessuna complicazione, dunque...
Credo proprio di no. Non vedo perché dovremmo considerare complicato un sistema in cui un donatore conserva tutta la documentazione dei soldi versati e poi nell’arco di tre anni sottrae dalle tasse il 65% di quanto pagato, come si fa già con altre detrazioni fiscali esistenti. Certo, per questo sconto fiscale sono stati introdotti dei limiti. Ma era inevitabile che fosse così perché, anche nel caso dell’Art Bonus, esistono ovviamente dei vincoli di gettito e di copertura.

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