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Valorizziamo al meglio i più maturi

Valorizziamo al meglio i più maturi Torna a Anziani a chi?
Venerdì, 19 Settembre 2014

Intervista a Gianfranco Rebora, professore di organizzazione aziendale e gestione delle risorse umane all’Università Carlo Cattaneo (Liucc) di Castellanza (Va)

Lei sostiene la necessità di una politica delle risorse umane capace di valorizzare al meglio anche i dipendenti che hanno superato i 50 o i 60 anni. Finora sono stati trascurati?
Direi che molte aziende non sono ancora coscienti degli scenari all’orizzonte e non hanno ben compreso che bisogna affrontare per tempo le sfide del futuro. Fra un po’ di anni, con l’allungamento della vita media e dell’età pensionabile, molte imprese si troveranno con una popolazione aziendale più anziana rispetto a oggi. Saranno pronte a questo cambiamento?

C’è il rischio che non lo siano?
Spesso le attività di formazione sono destinate in prevalenza agli under 40, mentre si pensa che i dipendenti più anziani abbiano già completato il giusto percorso di apprendimento e non ne abbiano più bisogno. È un atteggiamento che le imprese hanno soprattutto verso i lavoratori che occupano posizioni di livello medio o basso nella scala gerarchica e molto meno, ovviamente, verso i dirigenti.

Perché i lavoratori anziani vengono visti come un problema?
Ovviamente perché hanno minore prestanza fisica e resistenza allo stress, aspetti che li rendono meno produttivi nei momenti di emergenza, quando sono sotto pressione. C’è però l’altra faccia della medaglia, che non va affatto trascurata. Anzi, deve essere valorizzata.

Qual è?
Diverse analisi dimostrano che i dipendenti in età avanzata hanno molte qualità non trascurabili: sono più abili, hanno maggiore capacità critica e di giudizio, migliori doti relazionali e un più forte attaccamento all’azienda. Gli anziani, insomma, sono più fedeli e conoscono meglio i trucchi del mestiere.

Cosa bisognerebbe fare per sostenere l’invecchiamento attivo dei lavoratori nelle imprese?
Credo che tutti possano dare il proprio contributo, sia le aziende sia le autorità pubbliche, ispirandosi alle esperienze che ci sono già nei paesi Nord Europa, come la Danimarca con il suo sistema di flexsecurity. Per attuare questo tipo di politiche, però, ci vogliono anche risorse finanziarie che purtroppo, a volte, sono difficili da trovare.

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