Mentre scatta il conto alla rovescia per la sopravvivenza di Uber Black in Italia, servizio stoppato da una sentenza del Tribunale di Roma, e Flixbus attende ancora la norma che ne garantisca il futuro, la sharing economy batte un colpo. Ancora una volta è l'Antitrust a difendere le nuove attività economiche, che possono non piacere ma rappresentano il futuro. E molti in Italia, dai giudici alla politica, non lo hanno ancora capito.

Dopo aver provato a mediare la situazione tra tassisti e Uber con una proposta piena di buon senso, l'Antitrust ora corre in soccorso degli home restaurant. Il Garante per la concorrenza ha bocciato il ddl sulla ristorazione domestica che fissava dei paletti al numero di coperti (500) e al fatturato (5 mila euro annui): «Limitazioni del tutto ingiustificate», scrive Giovanni Pitruzzella. La legge nasce per tutelare la sicurezza dei "clienti", considerata la delicatezza dell'attività di somministrazione del cibo (contiene anche l'obbligo di copertura assicurativa), ma limita «la leale concorrenza».

Le raccomandazioni europee - ricorda l'Antitrust - prevedono una «regolazione minima» sulla sharing economy. Sarebbero quindi ingiustificati i paletti come l'obbligo di operare solo attraverso piattaforme digitali e con pagamento anticipato, il divieto di organizzare le cene in abitazioni affittate a turisti, come bed and breakfast o Airbnb e, appunto, il tetto all'attività annuale.

Il Garante non suggerisce criteri alternativi per garantire l'occasionalità dell'attività di home restaurant, ritenendo che i controlli che i decreti attuativi dovranno predisporre bastino ad evitare ristoranti domestici aperti 365 giorni l'anno. Una mediazione, analogamente a quanto fatto in alcuni Paesi con Airbnb, potrebbe essere limitare il numero di serate che un cuoco può organizzare, lasciando libertà su numero di coperti e prezzo. Dopo l'approvazione alla Camera,