Silvestre Bertolini

Silvestre Bertolini

È un mese chiave per la riforma del mercato del lavoro. Entro venerdì prossimo, infatti, il governo dovrebbe varare un pacchetto di norme riguardante liberalizzazioni e occupazione, tra semplificazioni dei contratti e flessibilità. Per i manager italiani il programma del governo Monti è pienamente condivisibile, ma si può fare di più, soprattutto in fatto di incentivi. “Ben vengano le liberalizzazioni in tutti i settori – afferma il coordinatore di Costituente Managerialie, Silvestre Bertolini – a patto che abbiano un reale valore per la collettività, ma per crescere bisogna anche smetterla con gli incentivi a pioggia”. Secondo Bertolini, al vertice dell’associazione che rappresenta circa un milione tra dirigenti, quadri e alte professionalità del pubblico e del privato, è giusto attaccare la precarietà con la flessibilità, ma questa va gestita “con moderni ammortizzatori sociali e programmi di riqualificazione e reinserimento per tutti i lavoratori, ma solo per quei settori e aziende che diano garanzie per il futuro”. Il rappresentante di Costitutente Manageriale sottolinea poi come non sia l’assenza di risorse il vero problema (“se ne potrebbero spendere molti meno e più produttivamente"), ma cambiare i paradigmi. “Pensiamo a quanti soldi vengono dispersi dallo Stato e dalle aziende in inutili casse integrazioni per aziende decotte, in lunghissimi periodi di litigiosità tra aziende e dipendenti che danneggiano prima di tutto il singolo – afferma Bertolini – Questi soldi, che oggi già spendiamo, sarebbero ben più produttivi se fossero destinati a riqualificare e ricollocare il lavoratore”.
Liberalizzazioni: le misure principali allo studio del governo
Sul fronte contratti serve una razionalizzazione. “Come vedo direttamente e tanti manager mi testimoniano – ammette – l’eccesso di contratti e una normativa farraginosa scoraggiano investimenti esteri, ma anche nazionali. Bisogna semplificare, spesso anche la burocrazia è un costo, e questo non vuol dire togliere diritti e tutele ai singoli”. Sì allora a poche forme di contatto più flessibili (“per esempio il contratto a progetto”) ma a un costo più elevato, armonizzare i versamenti previdenziali per garantire tutti nei diversi momenti e situazioni della vita professionale e defiscalizzare infine la retribuzione variabile anche dei redditi e delle professioni più elevate per aumentare qualità e produttività del capitale umano delle aziende e del sistema. Questa la ricetta che i manager suggeriscono al governo Monti il quale dovrà agire “avendo rispetto di situazioni limite e quindi non lasciando soli quelli che espulsi dal lavoro si sono visti allontanare di parecchi anni l’agognata pensione, così come quelli che dalle liberalizzazioni potrebbero trovarsi travolti. Il governo – conclude Bertolini – sta operando al meglio e anche la stretta sul fronte dell’evasione ci pare opportuna, adesso è necessario agire per la crescita e a questo proposito i manager hanno tanto da dire e da dare in termini di idee, proposte e azioni”.