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Metà del Tfr in busta paga per rilanciare i consumi. È questa una delle ipotesi su cui sta lavorando il governo e che potrebbe essere inserita nella prossima legge di stabilità. Una misura che, a partire dal 2015, assegnerebbe ai lavoratori metà della liquidazione annua prevista dal “trattamento di fine rapporto” (da qui Tfr).
Una misura di questo genere, tuttavia, metterebbe a serio rischio la liquidità delle piccole e medie imprese. I dubbi già sollevati da Confindustria vengono ora confermati dal centro studi di Unimpresa: con il passaggio del 50% del Tfr in busta paga le pmi potrebbero perdere ben 5,5 miliardi di euro di liquidità. Alla cifra di 5,5 miliardi, si arriva considerando che il flusso anno totale generato dalle "liquidazioni" dei lavoratori è pari a circa 23 miliardi e che per le imprese con meno di 50 dipendenti - che trattengono il tfr maturato - la fetta corrispondente è di 11 miliardi. La metà di questi 11 miliardi, si precisa da Unimpresa, verrebbe pertanto sottratta alle aziende con meno di 50 dipendenti, che oggi possono utilizzare tale liquidità per investimenti e per lo sviluppo.
"A nostro avviso – commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi –, si deve agire con maggiore incisività sul versante della riduzione del cuneo fiscale, specie per quanto riguarda il peso dei tributi sulle aziende che, con meno tasse da pagare, tornerebbero a investire e a creare occupazione. Invece il governo sembra andare nella direzione opposta, togliendo all'improvviso una importante fonte di liquidità per le imprese più piccole, spina dorsale dell'economia italiana. Ci sembra una ingiusta punizione per gli imprenditori".