© Getty Images

Il vino è fra i prodotti che sarebbero ‘colpiti’ da un possibile aumento dell’Iva. Dal possibile aumento sono esclusi i prodotti di prima necessità, come alimentari, sanità, istruzione, abitazione ecc., tutti beni ai quali si applica l'Iva al 10% o al 4%, o non si applica affatto.

Sospeso l’Imu – il governo ha annunciato una riforma complessiva, entro il 31 agosto, dell’imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare (leggi comunicato di Palazzo Chigi) – c’è un’altra scadenza fiscale all’orizzonte, quella dell’aumento di un punto percentuale dell’Iva che, dal prossimo 1° luglio, passerà dal 21 al 22%. Il governo Letta ha promesso di intervenire per scongiurare l’aumento ma le promesse non sono bastate a Confcommercio, che punta i riflettori sulle conseguenze di un non intervento da parte dell’esecutivo.
Secondo l’Ufficio studi dell’associazione di rappresentanza delle imprese un’Iva al 22% impatterebbe sul 70% dei consumi totali e “comporterebbe per le famiglie una stangata da 135 euro l'anno”. Per il solo 2013, spiega il direttore dell'Ufficio studi di Confcommercio Mariano Bella, si tratterebbe dal luglio a dicembre di 70 euro in più che "contribuirebbero a deprimere i consumi". L'Ufficio studi ha anche rivisto le stime sulla nati-mortalità delle imprese del commercio al dettaglio a fine anno: sono 26 mila quelle che potrebbero scomparire a causa della crisi.
“La domanda interna, fra investimenti e consumi, muove l'80% del Pil e ora è ferma – afferma il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli – alzare l'aliquota significa assestarle un ultimo, letale, colpo”. Si è fatto un passo avanti sull'Imu, “ma l'Iva è molto più importante”, aggiunge Bella rilevando che “più si aumentano le tasse più c'è crisi” e l'eventuale incremento Iva produce un effetto depressivo sul clima di fiducia delle famiglie, indicendo una caduta ulteriore dei consumi.