manager 4.0

All'industria 4.0 servono manager 4.0. Mentre cambiano le aziende, i modelli di business e persino i posti di lavoro, devono cambiare anche i manager. Perché servono professionisti dalle competenze diverse per gestire le sfide imposte dall’era digitale. Pur rimanendo intatta l'importanza della capacità di visione e delle sue competenze serve un nuovo modus operandi per rimanere al passo con i tempi. 

L'Industria 4.0 ha bisogno di manager 4.0

Ma come devono essere i manager 4.0 di questa nuova era? Se n'è parlato a Roma in occasione di Leading in the digital era , evento organizzato dall’agenzia specializzata in formazione manageriale Impact, da vent’anni presente anche in Italia. Tra gli interventi più interessanti per la cinquantina di manager presenti, c'è stato quello di Daniel Solomons - già responsabile del delivery della Google Digital Academy - che ha presentato il programma Google Squared, creato per formare le figure deputate a gestire l’azienda nel pieno della nuova rivoluzione industriale.

Entrando nel merito delle competenze necessarie per sviluppare i nuovi «capi azienda», , ha sottolineato come «La tecnologia e i sistemi informativi stanno in alcuni casi esautorando ruoli e funzioni dei leader, oltre che cambiando i modelli dei business», osserva . Una tendenza, ha osservato ancora Mario Gianandrea, fondatore e Presidente di Impact Italia, «è una tendenza che impone riflessioni approfondite soprattutto su come i nuovi modelli escludano dinamiche verticistiche e funzioni esclusive nei nuovi manager. Ed allora ecco emergere l’urgenza di un nuovo modello di leadership». Da creare, secondo il programma Squaed, con sei settimane di intenso «face to face» interamente esperienziale.

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Sono tre i pilastri esperienziali del programma Squared, pensato per aiutare i manager ad affrontare il tema della digital trasformation, quello delle competenze e il rapporto personale con la leadership. Fra le caratteristiche del leader del futuro, come ha evidenziato Giuseppe Florimonte, direttore di Impact Italia, spicca per esempio la capacità di mettere da parte competenze ed esperienze che potrebbero portare fuori strada. Come? Aprendosi, anche ai colleghi più giovani, e cercando di recuperare la capacità di stupirsi. Serve un nuovo mindset collaborativo, una mentalità fatta di multidisciplinarità, multifocalità, network e spirito di gruppo.

Occorre poi costruire un mindset digitale,  promuovendo innovazione e creatività, accettando che i cambiamenti siano continui e assimilabili con grande flessibilità. In più, bisognare creare una "intenzionalità consapevole". Cosa significa? Non basarsi più sulla propria cultura aziendale come fulcro di tutte le decisioni, ma portare nell'organizzazione persone che hanno intenzioni "diverse". Solo così si può eliminare il "pilota automatico" e avviare i cambiamenti in modo intenzionale.