Fondata nel 2008 e oggi leader mondiale nell’offerta e ricerca online di case per le vacanze, Airbnb ha offerte di affitto in 34 mila città e 191 paesi, ha servito 60 milioni di turisti e reso disponibili oltre 2 milioni di alloggi sul proprio sito. Una crescita esponenziale, che fa prevedere un fatturato di 6,1 miliardi di dollari entro il 2019. Solo l’anno scorso, 3,6 milioni di persone hanno usato il sito per viaggiare in Italia, mentre 1,34 milioni di italiani hanno offerto case o appartamenti in affitto.

La società è valutata attualmente 30 miliardi di dollari e l’Italia è il terzo Paese al mondo per offerta di abitazioni dopo gli Stati Uniti e la Francia. Ma le tasse che paga attraverso la sua filiale in Italia equivalgono a circa 45 mila euro, il valore di un’auto. Poiché gli affari, come si sottolinea in un articolo de Il Sole 24 Ore , ufficialmente passano dall’Irlanda. Ogni volta che si paga un alloggio, infatti, la transazione viene gestita dalle filiali irlandese (Dublino è la seconda sede più grande nel mondo) e del Regno Unito, dove la tassazione sugli utili societari è del 12,5%, molto più bassa che in Italia e altri Paesi europei. Attraverso Airbnb Ireland e Airbnb Payments UK, la società incassa una commissione del 3% dai proprietari sul valore dell’affitto e una quota tra il 6 e il 12% dagli ospiti, a seconda della durata del soggiorno, per poi accreditare l’importo dell’affitto al proprietario. Tutto regolare: anche al cliente viene specificato nei termini di utilizzo del servizio come tutte le transazioni internazionali al di fuori degli Stati Uniti siano elaborate attraverso Airbnb Payments UK e Airbnb Ireland. Con il risultato che il Fisco italiano rimane a bocca asciutta.

La società italiana, in sostanza, serve solamente a fini di marketing per annunci: il capitale sociale di Airbnb Italia è pari a 10 mila euro e nel 2015 ha fatturato 1,5 milioni, con un utile netto di 63.150 euro. Il giro d’affari nel complesso è ignoto, offuscato dal fatto che l’azienda non è quotata in Borsa e dunque non ha l’obbligo di pubblicare i propri bilanci. Quel che è sicuro è che Airbnb, malgrado non sia ancora riuscita, secondo il Wall Street Journal , a fare utili nel 2015 a causa dello sforzo finanziario per espandersi, rappresenta una quota notevole del valore della sharing economy, la quale, secondo le stime di PwC, entro il 2025 raggiungerà quota 335 miliardi di dollari.