Il pieno sfruttamento delle tecnologie digitali potrebbe valere un incremento superiore ai 2 trilioni di dollari di produzione entro il 2020. Lo sostiene una ricerca di Accenture presentata al World Economic Forum di Davos, dove viene stimata in circa un quinto del pil mondiale la portata del digitale sotto forma di competenze, capitali, beni o servizi. Il rapporto Strategy Digital Disruption: the Growth Multiplier valuta il valore aggiunto al pil generato da hardware, software e tecnologie correlate, oltre ovviamente ai lavoratori, nelle prime undici economie del mondo.

Il 22% della produzione mondiale è collegato dunque al digitale, con gli Stati Uniti a fare da traino al sistema (il 33% della produzione è rappresentato da investimenti nel campo, insieme con il 43% della forza lavoro e il 265 del capitale). Ottimi risultati anche nel Regno Unito (30%), mentre l'Italia è al 18% in Italia e la Cina è in ascesa (anche se, al momento, è ferma al 10%). «Per garantirsi una crescita più rapida nell’incertezza delle prospettive economiche globali, aziende e istituzioni si stanno rivolgendo al digitale, ma la dimensione dell’economia digitale non è di per sé garanzia di crescita», ha dichiarato Mark Knickrehm, Group Chief Executive di Accenture Strategy. «Le organizzazioni hanno bisogno di un’azione decisa che reindirizzi talento e tecnologie digitali verso la creazione di nuovi modelli di business, piuttosto che di efficienze. Questo richiede non solo maggiori investimenti digitali, ma anche una più ampia trasformazione organizzativa e culturale per ottenere il massimo dei ritorni».

CRESCITA. Per favorire la crescita, le aziende dovranno migliorare “l’indice di densità digitale”, che misura il grado di penetrazione del digitale nelle imprese e nell’economia di un Paese. Come farlo? Incrementando competenze e tecnologie digitali, nonché fattori abilitanti più generali, come la facilità di accesso ai finanziamenti e il livello di apertura del contesto normativo di un Paese. Accenture Strategy calcola, per esempio, che con una combinazione ottimale dei fattori il pil Usa potrebbe aumentare anche di 421 miliardi entro il 2020, con un incremento del 2,1% rispetto alle previsioni. I Paesi che hanno le maggiori opportunità di migliorare la loro performance digitale complessiva sono il Brasile (6,6%), l’Italia, (4,2%, pari a circa 81 miliardi di dollari), la Cina (3,7%) e il Giappone (3,3%).

L'ITALIA. «Aumentare significativamente il contributo dell’economia digitale al pil della Penisola, riallineandolo a quello dei principali paesi industrializzati, rappresenta una leva di crescita non ancora sfruttata adeguatamente» commenta Marco Morchio, Accenture Startegy Lead per Italia, Centro Europa e Grecia. «Fare uno scatto in avanti, dando una precisa allocazione alle priorità del Paese, attraverso uno sviluppo mirato delle componenti digitali in ambito infrastrutturale, regolatorio, di competenze e di investimenti industriali, offrirebbe molte chance di crescita strutturale sia per le imprese che per l’occupazione». Tra i compiti a casa per l'Italia c'è innanzitutto quello di indirizzare il 60% del suo impegno supplementare nello sviluppo digitale verso una migliore applicazione di tecnologie e un 40% nella spinta allo sviluppo dei cosiddetti “acceleratori” o fattori abilitanti (come infrastrutture, contesto regolatorio, pubblica amministrazione, mercati).