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Luigi Abete

È necessario abbattere le imposte che gravano sulle imprese e sul lavoro per rimettere in moto l'economia italiana. E’ la proposta del presidente di Assonime (l’associazione delle società per azioni), Luigi Abete, che nel corso di un convegno a Milano sulla fiscalità di impresa ha ipotizzato una riforma fiscale a costo zero per lo Stato, con lo spostamento di circa 50 miliardi dalle imposte dirette a quelle indirette. “Qualunque serio riordino del sistema dei tributi –spiega il presidente di Assonime – dovrebbe in primo luogo mirare a ridurre il prelievo sul lavoro e sulle imprese” che oggi sono “a livelli tali da compromettere seriamente la crescita, l'occupazione e la competitività dell'Italia”.
Nel suo intervento al convegno organizzato con Assolombarda, Abete ha evidenziato lo sbilanciamento tra imposte dirette (“più alte del 2,5% sul Pil rispetto alla media Ue”) e imposte indirette (“più basse di un'analoga misura rispetto al resto d'Europa”). Serve quindi rimodulare il peso delle tasse dalle imposte ai redditi sull’Iva. Per farlo Abete propone di utilizzare 50 miliardi di euro (pari a circa il 3% del Pil) - ricavati da un aumento dell'Iva (maggiori entrate per circa 40 miliardi), un'imposta patrimoniale sulla ricchezza (9 miliardi) e una tassazione delle rendite finanziarie (1 miliardo grazia all'unificazione al 20% della relativa aliquota) - per “una serie di interventi a favore delle famiglie, dei disoccupati, dei meno abbienti” nonché l'introduzione della cedolare secca sugli affitti e una riduzione dell'aliquota Ires. In particolare 13 miliardi di euro servirebbero ad abbassare dal 23% al 20% l'aliquota Irpef sui redditi più bassi, 8 miliardi a favore di un contributo ai meno abbienti, 15 miliardi per finanziare un sussidio generale di disoccupazione, 2 miliardi per la cedolare secca sugli affitti al 20% e 12 miliardi per la riduzione dell'aliquota Ires.