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L'invenzione Made in Italy che conquistò Steve Jobs

L'invenzione Made in Italy che conquistò Steve Jobs Torna a A quando l'app in Italy?
Venerdì, 12 Giugno 2015

Intervista a Claudio Somazzi, fondatore di Applix

Fino a sei anni fa, Applix non esisteva neppure: nessun ufficio e nessun collaboratore. Oggi è un’azienda con un giro d’affari superiore a 3,5 milioni di euro, che cresce a un ritmo del 30% annuo, ha un organico di 65 persone, un ufficio a Shanghai ed è un’impresa italiana che può fregiarsi di un importante riconoscimento. Nel 2011 Steve Jobs citò come esempio di innovazione e di qualità proprio un suo prodotto al 100% made in Italy. Si tratta di un’app che consente una visita virtuale negli ambienti dell’Antica Roma. «Inutile dire che l’attenzione rivoltaci da Jobs ci ha riempito di orgoglio», dice Claudio Somazzi, che però può vantare ben altri risultati, oltre a una semplice menzione da parte di un personaggio di spicco come Jobs. Le app dell’azienda guidata da Somazzi, infatti, hanno ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali e sono state scaricate in più di 120 Paesi, raggiungendo la top 10 in oltre 50 nazioni.

Anche nelle applicazioni mobili, dunque, il made in Italy va forte...
A noi italiani viene riconosciuta quasi sempre una dote: la capacità di fare delle app con un design di altissima qualità.

Come si sta posizionando il nostro Paese nello sviluppo della cosiddetta app economy? Abbiamo possibilità di cavalcare questo trend in maniera proficua?
È inutile negare che ci siano dei ritardi culturali, anche nel mondo delle imprese. Basti pensare al numero elevatissimo di aziende che non hanno neppure un sito Web. Fatta questa premessa, credo che in Italia ci siano molte competenze ed energie per raggiungere livelli di eccellenza pure in questo settore.

Le aziende più innovative, però, spesso non riescono a trovare i capitali sufficienti per crescere. Non trova?
La storia della nostra azienda dimostra il contrario: noi, i capitali siamo riusciti a trovarli, visto che ci sono degli investitori istituzionali che ci hanno sostenuto. Il problema, semmai, è un altro.

Quale?
Spesso, nel nostro Paese, anche chi finanzia le aziende più innovative ha una mentalità avversa al rischio e tende a distribuire i soldi su vari progetti imprenditoriali, senza privilegiare invece i migliori. Altrove, in particolare in America, le cose vanno diversamente: se uno ha davvero un’ottima idea, non ha difficoltà a raccogliere cifre consistenti per realizzarla.

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