Cambiamenti climatici, un investimento sicuro

Tenere sotto controllo l'aumento delle temperature globali aumenterà dell'1% del pil. E le rinnovabili sono uno dei mercati che creano più lavoro

Combattere i cambiamenti climatici aumenterà dell' 1% del pil dei Paesi del G20 entro il 2021. A fare i conti è l'Ocse nel suo rapporto Investing in Climate, Investing in Growth che raccomanda un maggiore impegno da parte dei Governi locali, delle organizzazioni internazionali e delle imprese, nel trovare nuovi modelli di crescita, sviluppo e innovazione a basso e bassissimo impatto ambientale. Integrare le azioni di sostenibilità ambientale con quelle di sviluppo economico sembra dunque un investimento sicuro. Perché se l'impegno rimarrà costante, l'aumento del pil toccherà quota 2,8% entro il 2050, che diventa 5% se si calcola la possibilità di evitare eventi naturali disastrosi.

Si devono aumentare invece gli investimenti, soprattutto in infrastrutture di nuova generazione, per l’ efficienza energetica , le smart grid, le smart cities , la nuova mobilità elettrica , la gestione ottimale delle risorse idriche e più in generale di quelle naturali. Per contenere la temperatura media attorno ai 2 gradi (come suggerito dalla Cop21), bisogna spendere circa 6.900 miliardi in nuove tecnologie e nelle soluzioni infrastrutturali sopra menzionate. Un’infrastruttura efficiente e realizzata con criteri ‘smart’, si legge nello studio dell’Ocse, potrebbe portare risparmi calcolati attorno ai 1.700 miliardi l’anno, consentendo quindi il recupero degli investimenti in pochissimi anni.

CAMBIAMENTI CLIMATICI E POSTI DI LAVORO

Il discorso diventa ancora più evidente e immediato guardando ai dati dell’International Renewable Energy Agency (Irena). Secondo lo studio Renewable Energy and Jobs – Annual Review 2017 , i posti di lavoro nel settore sono raddoppiati negli ultimi quattro anni, arrivando nel 2016 a quota 9,8 milioni (+1,1% sul 2015). Andando avanti così, si potrebbe arrivare a quota 24 milioni nel 2040.

La stragrande maggioranza degli 8,3 milioni di posti di lavoro si hanno tra Cina, Brasile, Stati Uniti, Giappone e Germania . A contare il maggior numero di green workers è il segmento del fotovoltaico , con 3,1 milioni di addetti (+12% sul 2015), davanti all' eolico che fa 1,2 milioni di impiegati, con un incremento del 7% sull’anno passato. Nel paniere entrano anche i bio fuel , che impiegano 1,7 milioni di addetti, seguiti dalle biomasse (700 mila impiegati) e dal biogas (300 mila lavoratori).

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