L'età del carbone si sta chiudendo. Alla faccia di Donald Trump

I progetti di nuove centrali basate sul combustile fossile si è dimezzato nel 2016. Merito soprattutto di Cina e India, le grandi rivali degli Stati Uniti

L'età del carbone si sta chiudendo, alla faccia di Donald Trump che vorrebbe tornare a puntare sui combustibili fossili. E il merito è soprattutto di Cina e India, i grandi rivali degli Stati Uniti accusati di concorrenza sleale in termini ambientali. I due colossi, invece, responsabili dell'86% del carbone bruciato ogni anno, nel 2016 hanno cambiato marcia contribuendo in modo decisivo al taglio del 48% di progetti relativi a nuove centrali. Fino all'anno scorso i progetti in corso, anche quelli autorizzati e già partiti, totalizzavano una produzione di 1.100 gigawatt a pieno regime. A gennaio 2017, questa quota si è ridotta a 569. Praticamente cancellati i cantieri avviati nel 2016: dovevano portare 169 gigawatt, ne sono rimasti 65 (-62%).

COLOSSI GREEN. A spingere persino la Cina alla conversione verso le rinnovabili potrebbero essere stati gli allarmi sull'inquinamento nei grandi centri abitati. Questo vale soprattutto per la Cina, dove il carbone a basso costo nell'ultimo decennio ha sostenuto la domanda di energia sempre crescente dell'industria (anche se con l'economia in frenata il fabbisogno si riduce). Dei 600 gigawatt tagliati, 441 fanno capo proprio a Pechino e 82 all'India. A Dheli, addirittura, si assiste a un boom delle rinnovabili con un raddoppio del fotovoltaico atteso per il 2020.

CONTROCORRENTE. C'è chi non ci sta, infatti. Giappone e Corea del Sud puntano su nuovi impianti a carbone insieme a Indonesia, Vietnam e Turchia. E l'Occidente? Ha pensionato 64 gigawatt tra il 2015 e il 2016 (rapportabili a 120 centrali di medie dimensioni). Il Belgio e l'Ontario canadese hanno già detto addio al carbone, altri tre Paesi si preparano a farlo, mentre Gran Bretagna e Usa hanno dato anch'esse un taglio netto. Almeno fino all'arrivo di Donald Trump con i suoi anacronistici piani energetici.

E l'Italia , protagonista delle rinnovabili ? «Anche se si vanno dismettendo le centrali più obsolete e non ci sono nuovi progetti, l'età del carbone non si è ancora conclusa», spiega Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e clima di Greenpeace: «Il nostro governo, al contrario di altri, non trova il coraggio di indicare una data ultima per l'uscita dal carbone: è il sintomo più evidente della mancanza di una strategia energetica veramente orientata al futuro e alla salvaguardia del clima».

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