Inquinamento, tutto lo smog che l'Italia nasconde sotto il tappeto

Il Belpaese è penultimo per politiche ambientali, trasporti ed edilizia i settori più in ritardo. I progressi sulle rinnovabili non bastano

Ai primi posti per le energie rinnovabili , ma non basta: l'Italia si scopre penultima in Europa per politiche ambientali. A bocciare il Belpaese sono due associazioni non governative europee (Transport and Environment e Carbon Market Watch ) che premiano come al solito la Svezia, davanti a Germania e Francia. L'Italia invece fa meglio solo della Polonia, Paese ancora affezionato all'uso del carbone con appena 9 punti su 100 anche se in "buona compagnia": Spagna, Croazia, Repubblica Ceca, Romania, Lituania, Lettonia.

«A Parigi l'Italia fu tra i Paesi che votarono per lo scenario più ambizioso, un aumento massimo di 1,5 gradi, però le azioni non hanno seguito le parole», ricorda Veronica Aneris, rappresentante italiana di Transport and Environment, a proposito dei patti Cop21. «Le posizioni del governo italiano espresse a Bruxelles non rispecchiano le affermazioni del ministro dell'Ambiente che, in occasione della presentazione del Rapporto del Dialogo nazionale dell'Italia per la finanza sostenibile, aveva dichiarato che la quarta rivoluzione industriale deve essere verde».

Nel 2004 la Penisola aveva cominciato a ridurre le emissioni, soprattutto puntando sulle rinnovabili, poi qualcosa si è inceppato . Si è tornati a parlare di trivellazioni, mentre si tagliavano gli incentivi alle rinnovabili. Sono in particolare due i settori in sofferenza: i trasporti e l'edilizia, responsabili delle maggiori emissioni di smog tanto da essere nel mirino dell'Ue. «Stiamo parlando di un pacchetto di misure che va sotto il nome di Esr, Effort Sharing Regulation», continua Aneris a Repubblica . «Vale il 60% del totale delle emissioni inquinanti e comprende edifici, agricoltura, rifiuti e piccole industrie. Su questi settori l'impegno europeo è troppo basso: prevede una riduzione del 20% al 2020 e del 30% al 2030 rispetto al 2005 . Ma l'obiettivo al 2020 è stato già raggiunto da 23 Paesi su 28. Se non si alza l'asticella non riusciremo mai a rispettare il target molto più ambizioso fissato alla conferenza Onu sul clima di Parigi. C'è però ancora spazio per un miglioramento dei target europei: un'occasione da non perdere se vogliamo respirare meglio».

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